Christmas Atmosphere

MERRY CHRISTMAS AND HAPPY NEW YORK

L’inverno è freddo, e mi scava un buco nell’anima che solo l’atmosfera dei giorni di Natale riesce a riempire. Un’atmosfera che per me non è niente di scintillante e mondano, ma qualcosa di intimo e caldo come il fuoco scoppiettante del camino, le chiacchiere distese con le persone che mi sono più vicine, lo sguardo dolce della mia Telma che dalla cuccia cerca di capire come mai in quei giorni siamo sempre tutti lì, vicino a lei.
Non cambierei questi giorni di serenità per niente al mondo, eppure… Eppure un anno ho dovuto farlo.
Era la notte prima di Natale, proprio come iniziano tutti i racconti più classici di questo periodo, e sotto l’albero decorato nel soggiorno di casa la mia famiglia e io ci stavamo scambiando i regali.
Io come sempre ero ansiosa di vedere la reazione che gli altri avrebbero avuto scartando quello che avevo preparato per loro: gli sarebbe piaciuto veramente, lo avrebbero apprezzato davvero o si sarebbero limitati a un sorriso di circostanza, di quelli che non sono in grado di accendere lo sguardo? Anche in questo, come nel mio lavoro, nonostante sia sicura di quello che faccio nel momento in cui lo faccio, quando arriva il momento della consegna sono sempre alla ricerca di conferme.
La fortuna è che, puntualmente, queste conferme finora sono sempre arrivate, e anche in quella notte piena di dolcezza e di atmosfera sono rimasta estasiata leggendo sul viso delle persone che amo la felicità di aver ricevuto in regalo le cose che avevo preparato per loro: è questo il motivo per cui apro sempre per ultima i miei regali, e l’ultimo che ho aperto quella notte è stato quello di mio marito.
Anche lui aspettava di vedere la mia reazione a quella che sarebbe stata una vera sorpresa, ma non credeva certo che mi avrebbe vista piangere. E non era un pianto di felicità, era un misto di delusione e di disappunto: mi aveva regalato un viaggio a New York, e saremmo dovuti partire in quel dicembre freddissimo, per andare in una città ancora più fredda, lasciando qui la mia casa, il mio camino, la mia famiglia, la mia Telma…
Davvero, non avrei voluto partire, ma comprendevo che quel regalo racchiudeva in sé anche la voglia di condividere qualcosa di speciale, e qualcosa dentro di me intuiva che quei giorni mi sarebbero piaciuti.
Così ci lasciamo alle spalle il nostro lago per arrivare nella città che non dorme mai: nemmeno io dormii la mia prima notte a New York, e non per il fuso orario. La prima notte la passai affacciata alla finestra della stanza dell’albergo vicino a Central Park, ad ammirare le luci delle strade e delle macchine che dialogavano con quelle degli alberi di Natale che illuminavano le vetrine dei negozi e le finestre degli appartamenti.
Dietro ognuna di quelle finestre, accanto a tutte le macchine che vedevo passare sentivo battere il ritmo della musica che avevo sempre amato e mi immaginavo le sequenze dei film che avevano segnato da sempre la mia vita.                                                                                                                                                                                                                                                                                  E poi, non vedevo l’ora di vivere il countdouwn in Time Square, era il mio grande desiderio, ma la delusione ha preso il sopravvento quando ho scoperto che mio marito aveva deciso di salutare il nuovo anno cenando a bordo di una motonave.
Arrivati al porto mi sono ritrovata in una fiaba, con motonavi luminose addobbate in stile natalizio che creavano un’atmosfera magica autenticamente americana.
I tavoli erano un tripudio di decorazioni, e i camerieri camminavano a passo di danza con vassoi simili a opere d’arte. Gli ospiti, tutti americani, intonavano canzoni tradizionali trasmettendo un’energia contagiosa, sembravano usciti da un film. Le luci della costa, i bagliori dei fuochi d’artificio che illuminavano la Statua della Libertà, hanno reso quel momento indimenticabile.
Quell’esperienza è stata come essere trasportati in un mondo di magia, dove la bellezza era così travolgente che ho dimenticato persino di toccare il cibo, rapita da tanto splendore.”
E in mezzo a tutto questo, la motonave che ci attendeva si chiamava: “Principessa 17”: un dettaglio che sembrava parte di questo incanto.
Fui costretta a dare ragione a mio marito: avevo proprio bisogno di quel viaggio, in quei giorni ho avuto modo di ricambiare, e di comprendere, tutto l’affetto e l’emozione che i miei clienti americani provano quando vengono a trovarmi nella mia casa laboratorio.
Aggirandosi fra le stanze che la compongono, perdendosi fra le volute che disegno modellando le cime nautiche, riflettendosi nelle superfici degli oggetti in palladio e fra le trasparenze dei vetri, credo provino la stessa sensazione che ho provato io mentre giravo per le strade di quella città che continuo ad amare.
La sensazione che provavo da bambina, e che provo tuttora, quando arriva la stagione delle feste è l’emozione dell’attesa, la gioia della scoperta, e il piacere di condividere con gli altri le cose belle che ho scoperto.
E adesso che ci penso, mi accorgo che quello che ho appena descritto è lo stesso percorso che faccio ogni giorno, quando lavoro alle mie creazioni.
Buon Natale e Buon Anno dalla vostra “Princess 17”, Giovanna Locatelli.