MY LOTTY

MY LOTTY: I PASTELLI E LA BARCA

Quando incontrai Serena, fu come avvicinarmi a una creatura perfetta plasmata per il mare. Un esemplare unico di motorsailer, firmato Benetti sail division. Un incontro, nato da una serie fortunata di coincidenze, segnò l’inizio di un’avventura straordinaria.

Già avevo lavorato con successo per lo stesso cliente, impreziosendo gli interni di due imbarcazioni precedenti con un tocco chic e sofisticato, disegnai anche una serie di quadri dai toni del blu e dell’oro che avevano conquistato il loro gusto esigente. Capii che il mio lavoro era stato apprezzato quando venne a trovarmi suo fratello, per parlarmi di una barca completamente diversa.

“Vieni per un sopralluogo” mi disse “e se piace a te, la compro”. Si chiamava “Serena”, un nome che mi aveva conquistato ancor prima di sapere che era stata disegnata dalla sapiente penna di Laurent Gils .”Serena” di nome e di fatto, ma presto avrebbe indossato un nuovo nome: “My Lotty”, in onore di Carlotta, l’amata compagna a quattro zampe dell’armatore.
L’obiettivo del progetto era chiaro: trasformare Serena in un’esperienza di charter marittimo, destinata a incantare ospiti esigenti in cerca di emozioni esclusive.
Per evitare di perdere tempo prezioso, in una settimana ho dato a Serena una veste temporanea, abbastanza accattivante da attrarre prenotazioni per l’estate successiva. Ma il vero lavoro doveva ancora iniziare.

Nel corso dei giorni trascorsi a bordo di Serena, immergendomi nella sua essenza, ho compreso che il segreto del successo risiedeva nel rispetto della sua identità. Su consiglio dell’armatore, mi sono consultata con il capitano, il quale mi ha detto:”Devi essere molto attenta, non considerare solo il gusto dell’armatore; questo yacht dovrà lavorare per anni.
Utilizza colori tenui che possano incontrare il gusto di tutti, oggetti pratici, tessuti comodi, lavabili e duraturi. Inoltre, è fondamentale dividere la cabina armatoriale per realizzarne una doppia e sostituire la vasca da bagno con una doccia.”

Compresi appieno l’importanza di questa strategia commerciale. Al primo incontro, presentai il progetto all’armatore che si complimentò, rispondendomi soltanto un freddo “ok. procedi”. Lo rincorsi mentre era già in macchina e gli dissi:
“Fermati, guardami, a te questa proposta non piace”
“La barca non è solo mia dobbiamo seguire le richieste del capitano”.
Sentendomi ripetere queste frasi, l’armatore abbassó un poco lo sguardo sussurrando “certo, io non l’avrei voluta così ”.
Così, mentre il capitano dissentiva scuotendo la testa, lo invitai nella mia casa laboratorio.

Qui, aggirandosi fra le mille piccole cose che costruiscono giorno dopo giorno la magia del mio lavoro, si soffermò sulle matite colorate che tengo sempre a portata di mano e mi disse: “Sai, vorrei le cabine di My Lotty ispirate ai tuoi pastelli”.

Guidata dalla passione e dalla determinazione, ho sfidato le convenzioni per realizzare la visione dell’armatore, mantenendo al contempo l’essenza originale di My Lotty. I consigli del capitano e le richieste dell’armatore mi hanno creato una tensione creativa, trovando il punto di equilibrio perfetto, trasformai ogni cabina in un racconto colorato ispirato agli amati pastelli. Ogni cabina avrebbe avuto un colore diverso e ogni colore avrebbe raccontato una storia, armonizzandosi con gli altri per riportare alla luce la forte personalità di quella barca che avevo amato fin da subito. Ma non è tutto: fedele al mio sentire di non modificare la concezione originaria di quel capolavoro, lasciai intatta la cabina armatoriale con i due bagni.

Mentre procedevano i lavori, andavo e tornavo costantemente da Palermo, dove My Lotty era ormeggiata, restando in barca dalle prime luci del mattino fino a notte inoltrata per garantire che ogni dettaglio rispecchiasse la mia visione. Finalmente, My Lotty era pronta per lo shooting fotografico nella sua versione definitiva. Alla sera giunse l’armatore, e ne fu entusiasta: avrei voluto che l’equipaggio preparasse per lui qualcosa di speciale a bordo, ma non essendosi organizzati per la cena decisero per una pizza veloce.

Io mi fermai: sistemai alla perfezione ogni angolo, diffusi in ogni cabina il profumo che avevo preparato per rendere la visita un’esperienza indimenticabile, sistemai sul ponte i cuscini luminosi amplificando la loro luce con la suggestione delle candele. Aspettai il suo rientro e lo vidi sorridente mentre osservava la gente che si fermava a fotografare My Lotty in tutto il suo splendore.
In quell’istante, capii che era esattamente come l’avrebbe desiderata.

Gli parlai dell’importanza dell’equipaggio, e mi invitò a restare ancora una settimana per addestrarli, per gestire i materiali, gli oggetti, compresi i cadeaux studiati con attenzione da consegnare agli ospiti nel corso della giornata, con tanto di biglietti d’accompagnamento per rendere speciale ogni momento.

Guardando My Lotty salpare, ho provato un profondo senso di vuoto, ma sono stata confortata sapendo che un nuovo progetto mi attendeva, e io ero pronta a innamorarmi di nuovo. Dodici anni dopo, gli armatori sono cambiati ma gli arredi e i tessuti che ho progettato sono ancora perfetti, testimoniando l’amore che ho riversato per renderla così speciale. My Lotty rimarrà sempre una mia creatura, 27 metri ricchi di fascino e significato.

Piccola nota gossip: il primo cliente di My Lotty è stato Riccardo Scamarcio con la sua compagna, Valeria Golino.