Pescare la luce: la mia lampada Canna

PESCARE LA LUCE

Nonostante abbia sempre guardato alla pesca con distacco, a me che abito “su quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno” il concetto di pescare ricorda i pescatori immersi fino alle cosce nelle acque del lago, con gli stivaloni verdi e quell’aria un po’ rassegnata di chi non sa che cosa gli capiterà di trovare dopo quelle lunghe attese al freddo.
Così, quando un raffinato uomo d’affari giapponese mi contattò per creare qualcosa legato a questo universo, la mia reazione è stata un enigmatico “perché?”.

Il signorile businessman giapponese mi rispose con estrema pazienza, raccontandomi della sua azienda, leader mondiale nella produzione di attrezzature per la pesca, e dell’idea che aveva avuto di regalare ai suoi clienti più importanti un oggetto d’arredo che ricordasse il suo mondo.
Con un grande sorriso, mi ha quindi invitato a visitare il magazzino italiano della sua azienda per lasciarmi ispirare dagli oggetti che avrei incontrato sugli scaffali.
Risposi al sorriso e accettai l’invito, ma dentro di me continuavo a domandarmi che cosa mai avrei potuto trovare di interessante nel mondo della pesca.

Qualche giorno dopo, mentre gironzolavo cercando invano ispirazioni fra esche, mulinelli e altre diavolerie del genere fui interrotta da una telefonata di un mio cliente armatore.
Quando gli spiegai dove mi trovavo, mi sommerse con l’entusiasmo di un bambino raccontandomi la sua passione per la pesca d’altura e mi chiese se potesse raggiungermi.
Girai la domanda al mio accompagnatore, che acconsentì.

Non riesco ancora a capacitarmi di come abbia fatto il mio cliente a raggiungermi così in fretta ma si sa, la passione mette le ali ai piedi: girare per il magazzino insieme a lui dava all’esperienza tutta un’altra luce, la sua passione donava una prospettiva nuova e affascinante al mio cercare. Mentre lui riempiva il suo carrello, io distrattamente presi fra le mani un mulinello e con un’aria quasi di sufficienza dissi “Questo potrebbe essermi utile …”

Il responsabile strabuzzò gli occhi: per creare il primo prototipo avevo scelto un capolavoro della tecnologia realizzato in titanio, di altissimo valore! Compresi in quel momento che il mondo della pesca su cui ero stata chiamata a lavorare era lontano mille miglia, marine ovviamente, dai miei pescatori di lago.

Pensando ai colori aziendali, nei toni del bordeaux, realizzai una base in plexiglass a doppio fondo, dove le coloratissime esche prodotte dall’azienda evocavano la sensazione di una spiaggia.
Il cliente giapponese ne fu così entusiasta che mi riempì di complimenti e mi chiese immediatamente che cos’altro avessi in mente di poter realizzare per lui: gli feci uno schizzo della lampada Canna che vedete nella fotografia, e subito firmò un grosso ordine.

Uno di questi esemplari è sempre acceso nella mia casa laboratorio, per ricordarmi come l’illuminazione, a volte, può arrivare anche da cose che sul principio credi di non amare.