Portachiavi

PORTACHIAVI, FOCACCIA E CAPPUCCINO

Nel corso della mia storia professionale, mi sono spesso accorta che le creazioni capaci di resistere nel tempo, sollecitando la fantasia e l’interesse dei clienti, sono quelle nate per caso, a volte anche per gioco: è il caso dei portachiavi che ho realizzato in cima nautica, ancora oggi apprezzati e richiesti sia nel settore marino, sia come regalo aziendale o semplicemente come pensiero per un amico, possiedono un fascino unico. Ogni nodo ha una propria storia e simbologia: ad esempio, il nodo Savoia rappresenta amore indissolubile, mentre il nodo piano simboleggia l’unione e la collaborazione. Questi significati aggiungono un valore speciale ai portachiavi, rendendoli pratici, ma anche carichi di significato e storia.

La storia dei portachiavi nasce in una delle tante mattine dei primi tempi della mia attività: vi ho già raccontato che io non volevo aprire una ditta, e che di tutte le pratiche burocratiche, dei contatti e dello sviluppo si occupava il mio amico di avventura Paolo.

Paolo aveva le chiavi della mia casa laboratorio, e spesso quando mi svegliavo lo trovavo già alla scrivania, ad armeggiare con carte e telefono. Quella mattina, ancora assonnata, mi sentii dire “Vestiti che andiamo da un cliente”. Gli obiettai che non avevo ancora fatto colazione e lui mi promise cappuccino e focaccia a Genova, colpendomi in una delle mie principali debolezze.  Mentre mi preparavo, lo vedevo rovistare fra i cassetti dove tengo ancora oggi pezzi di cime, chiusure in metallo, e tutte le piccole cose con cui mi diverto a comporre.

Salita in macchina, mi mise tutto quanto in mano dicendomi: “Ci hanno chiesto dei portachiavi, vediamo cosa riesci a inventare.” Pensai che non avevamo mai creato portachiavi, ma non dissi nulla. Semplicemente scuotendo la testa, iniziai a giocare con quei materiali per vincere la noia del viaggio e, anche la fame.  Chilometro dopo chilometro prese vita il primo portachiavi, che chiamai marinaio, utilissimo per tenere legate alla cintura tutte le chiavi necessarie, ne realizzai un altro con un semplice bocca di lupo, un terzo con il nodo piano divisibile, perfetto da utilizzare per le luci di via, infine il mio preferito, con il classico nodo Savoia.

Arrivati a Genova, senza la focaccia per chi se lo stesse chiedendo, andammo subito dal cliente che rimase conquistato dai piccoli oggetti che gli avevo presentato sulla scrivania. Il cliente era Selezione del Reader’s Digest, all’epoca famosissimo per diffondere edizioni condensate di libri di successo letti da migliaia di abbonati. Rimase così conquistato da quelle che, diciamocelo, erano creazioni estemporanee che mi chiese: “Riuscite a produrne trentamila? Vorremmo inserirli in tutti i libri che spediremo quest’estate”.Con la mia solita incoscienza esplosi in un “Certamente!”

Sulla strada del ritorno, dopo i meritatissimi focaccia e cappuccino, cercai di vincere le obiezioni di Paolo e di capire come avremmo potuto fare per soddisfare la richiesta.Con le forze che avevamo disponibili, lavorando sodo tutto il giorno, saremmo riusciti a produrne 700 al giorno, e per rispettare i tempi avremmo dovuto assumere altre persone, facendo lievitare il preventivo che infatti non fu accettato.

Io mi ero ormai innamorata dei miei portachiavi, e iniziai a produrli comunque: ancora oggi, ogni volta che qualche cliente li vede e me ne ordina, sento in bocca il sapore del cappuccino e della focaccia.