The art of summoning the sea

L’arte di Evocare il Mare

Il mare è la mia fonte infinita d’ispirazione e di mistero, ha plasmato il mio essere e la mia creatività in modi che solo coloro che l’hanno vissuto e amato possono comprendere. Ogni linea che traccio è un tributo alla sua maestosità, un tentativo di catturare l’animo stesso della sua profondità.

Le cime, ad esempio: mi ci è voluta una vita per trovare le linee giuste per tradurre in un segno l’eleganza dei loro intrecci, per esprimere in un tratto la loro sinuosità e la potenza del loro movimento. Ho dedicato anni alla perfezione delle loro forme, cercando di catturare quel momento magico in cui una cima si sfibra nell’aria salmastra.

Lo stesso mi accade per le creature che lo abitano e che rappresentano il mistero: i delfini. Non sono i pesci dei parchi acquatici, che si alzano sulle code mostrando i loro becchi. I delfini sono i miei compagni di viaggio nell’universo del disegno, sono linee di puro movimento che seguono le onde, accompagnando le barche in mare aperto. Sono i loro dorsi arcuati che riflettono la luce delle stelle, sono le loro pinne che spostando l’acqua permettendo al plancton di affiorare, sono i loro forti respiri che trasmettono sicurezza e serenità.

Per racchiudere tutto questo in un tratto grafico, ci ho messo vent’anni di studio, di schizzi, di fogli appallottolati e buttati nel cestino. Usando lo stesso processo di lavoro e di ricerca, ho disegnato anche un pesce che, visto dal vivo, mi inquieta e mi impaurisce con la sua irruenza e aggressività, descritto magistralmente da Ernest Hemingway, nel suo romanzo il vecchio e il mare, che di questo pesce era un appassionato pescatore.

Sto parlando del Marlin: per farlo diventare il filo conduttore delle mie decorazioni per Saspa, lo yacht di cui vi ho già parlato in un post precedente, ho dovuto lavorare a lungo sull’astrazione trasformando la sua irruenza in un elemento di bellezza e forza, rendendolo il fulcro delle mie creazioni.

Uso lo stesso approccio anche quando disegno i nodi o li realizzo concretamente: nella loro composizione, sono costantemente alla ricerca di un’espressività che rifletta il mio sentire, e questa espressione mi è stata riconosciuta anche in sede legale, quando ho vinto varie cause contro chi mi aveva copiato pensando giustamente che i nodi non li avessi inventati io. La sentenza ha riconosciuto che li ho riproposti dando loro una mia espressione identificativa e che, per la loro intricata bellezza, sono diventati un mio marchio distintivo. Ogni nodo nasce come fosse un’opera d’arte unica, frutto di anni di ricerca e sperimentazione. Proprio dai nodi nasce l’ultima storia che voglio raccontarvi sul mio rapporto con il disegno.

Dei clienti giapponesi hanno aperto sette negozi a Tokyo per commercializzare le mie collezioni, e quando mi hanno chiesto di espandere il mio repertorio artistico creando nuovi quadri con soggetti diversi, non ho avuto nemmeno il tempo di sfiorare con la matita il foglio da disegno, ed eccomi tornare alle radici del mio “viaggio”, riportando le sensazioni della traversata del Mediterraneo da cui era rinata ritrovando me stessa. Ho realizzato una composizione ispirata alle rotte formate da linee che tracciavano un percorso del mio profondo.

Il mio viaggio nel mondo del disegno del mare è un’odissea senza fine, un’esplorazione delle profondità dell’animo umano attraverso le onde e i riflessi argentati della superficie.